Le Grandi Mostre per un anno da Capitale Italiana del Libro 2022

ASTRATTISMO E INFORMALE NELLA COLLEZIONE OLIVETTI E NELLA COLLEZIONE CIVICA

Museo Garda | 11 Febbraio - 26 Marzo 2023

Il percorso espositivo presenta un articolato panorama dei nuovi linguaggi dell’arte emersi in Italia dagli anni cinquanta ai primi anni novanta del Novecento. Oltre 90 opere, con un allestimento ideato per mettere in risalto ogni singolo  dipinto.

Le opere d’arte astratta e informale presenti nella collezione Olivetti dialogano con le opere coeve della collezione civica.

Una collezione aziendale e una collezione pubblica, nate con modalità e scopi diversi ma che talvolta convergono su alcuni artisti.

La mostra trae avvio con opere di Picabia, Balla e Kandiskij e Mirò, con rimandi al futurismo e alle radici variegate dell’astrattismo.

L’Astrattismo, nelle sue varie forme, rifugge dalla rappresentazione della realtà fenomenica, e lascia spazio alla fenomenologia dell’inconscio, ai simboli dello spirito, negando o stravolgendone le forme, esplorando nuove relazioni tra immagine e realtà, in una direzione più lirica da una parte e più geometrica dall’altra.

Nel dopoguerra, artisti tra cui Wols, suggestionati dalle ricerche della psicoanalisi, dall’indagine surrealista dell’automatismo e dalla filosofia esistenzialista, cominciano a perseguire sistematicamente la negazione della forma come entità chiaramente definita, disegnata e progettata, per far emergere, invece, gli impulsi individuali più inconsapevoli. Nasce l’arte informale che non vuole infatti rappresentare forme e fenomeni esterni. Alla centralità della forma l’artista preferisce dunque la centralità della materia. Non solo materia, ma poi anche segno e gesto sono i capisaldi dell’arte informale e prevalgono in maniera diversa a seconda dell’artista.

Il percorso espositivo non ha la presunzione di poter illustrare l’evoluzione sfaccettata e variegata dei vari movimenti e gruppi che si sviluppano a partire dal dopoguerra e sino alla soglia degli anni novanta del Novecento, semmai di portare alla luce e mettere in evidenza le scelte consapevoli o talvolta la casualità che ha determinato l’acquisto o la donazione di alcune opere significative.

Negli anni del dopoguerra mette a fuoco la figura di Spazzapan a Torino, astretteggiante ma mai astratto nel senso puro del termine. L’artista definiva la sua arte un “rabesco misto con l’espressione” e nelle sue “composizioni geometriche” prevale ancora, il più delle volte, l’elemento iconico (gatti, cavalli, santoni o meccanismi di ruote e di raggi).

Nel panorama italiano sono di fondamentale importanza per dare visibilità alle novità e alle nuove tendenze artistiche le mostre e, per il formarsi della collezione Olivetti, viene messa in evidenza l’importanza di quella di Prato del 1955 Sessanta maestri del prossimo trentennio, organizzata da Carlo Ludovico Ragghianti, in cui esposero artisti come Redento Bontadi, Enzo Brunori, Piero Dorazio, Mario Lattes,  Alvaro Monnini, Mattia Moreni, Emilio Scanavino, Sergio Vacchi, le cui opere è possibile ammirare in esposizione.

Alla seconda metà degli anni cinquanta risalgono anche le opere di Eva Fischer, Ennio Morlotti e Tancredi Parmeggiani.

Rifocalizzando l’attenzione sui movimenti torinesi, in mostra si trovano opere di Annibale Biglione e Filippo Scroppo che furono tra i fondatori del Movimento Arte Concreta a Torino.

Gli anni sessanta trovano rappresentazione in opere di artisti di tendenze molto diverse tra cui Ettore Fico, Piero Ruggeri e Giorgio Ramella.

Non mancano collegamenti con una visuale allargata e più internazionale attraverso le personalità di Pierre Alechinsky e Hans Hartung.

Espressioni di artisti piemontesi quali Mauro Maulini a artisti internazionali come Walter Ballmer, Gabino Amadeo e Pedro Coronel sono sprazzi di diverse ricerche artistiche coeve ma molto diverse fra loro che caratterizzano gli anni settanta.

Un nucleo di opere di Tony Arch che costituiscono un’importante donazione al museo civico eporediese e ci conducono alla soglia degli anni duemila.

 

“Con Astrattismo e Informale nella Collezione Olivetti e nella Collezione Civica prosegue il programma di mostre che l’Amministrazione, con l’Assessorato alla Cultura ha proposto ai cittadini, ai visitatori, ai turisti in questi anni. Il dialogo tra le opere della Collezione Olivetti e della Collezione Civica e sicuramente un modo per la valorizzazione reciproca e per rafforzare l’interesse per la mostra.

INFORMAZIONI MOSTRA

MUSEO CIVICO PIER ALESSANDRO GARDA
Piazza Ottinetti – Ivrea

www.museogardaivrea.it

Tel | 0125410512

Mostra
ASTRATTISMO E INFORMALE NELLA COLLEZIONE OLIVETTI E NELLA COLLEZIONE CIVICA

Orari apertura
Da Martedì a Domenica: 10-13 e 15-18.

Nei giorni di Carnevale il museo resterà chiuso da domenica 19 a martedì 21 febbraio 2023.

VATE VANITAS VITTORIA

Andrea CHISESI | Nicola BOLLA

Omaggio a Gabriele D'Annunzio per il centenario della donazione del Vittoriale allo Stato italiano

ARTE CONTEMPORANEA E LETTERATURA

Palazzo Giusiana | 21 Gennaio 2023 - 12 Marzo 2023

Ivrea Capitale italiana del libro inaugura la seconda parte del suo anno da Capitale con la mostra Vate, Vanitas, Vittoria, l’esposizione è ispirata a Gabriele D’Annunzio, la cui personalità e spirito sono rappresentati dal titolo di questa mostra, che legge la figura del Vate con gli occhi dell’arte.
A Palazzo Giusiana, “casa” di Ivrea Capitale del libro, saranno espositi i lavori di Andrea Chisesi, che ha creato una serie di opere tutte dedicate al Vate, che sono state esposte al Vittoriale a Villa Mirabella, e di Nicola Bolla, noto per le sue Vanitas, realizzate in Swarovski e carte da gioco, il cui tema ben si accosta al personaggio di Gabriele D’Annunzio.

Nella prima e nella seconda sala, è prevista l’esposizione di gruppi di opere di varie dimensioni del Maestro Andrea Chisesi, con un focus sui ritratti del Vate dall’adolescenza al 1920, sugli eroi, i miti, le donne e i personaggi a lui cari, nonché sulle sue passioni per navi, aerei e automobili.  Le opere di Chisesi, senza mai trascendere nel racconto didascalico, rivelano fotogrammi di vita di D’Annunzio.
Tali creazioni sono elaborate con la tecnica della fusione tra pittura e fotografia, in relazione a cui egli è stato pionere nell’invertire i passaggi classici dell’incontro/contaminazione tra la pittura e la fotografia stesse: mentre la pop art interveniva con tocchi pittorici sulla fotografia, il Chisesi decide di imprimere lo scatto fotografico direttamente sulla pittura o su una serie di stratificazioni materiche.
Utilizza vari tipi di supporti, tele, cartelli stradali e cartone che vengono preparati con gesso di Bologna, acrilici, giornali o manifesti strappati dalla strada, stratificazioni di pitture e foglia oro, con l’obiettivo di creare una texture ad accogliere l’immagine fotografica che Chisesi sceglie di imprimere solo dopo aver completato quella che definisce “preparazione”, cercando l’immagine che si incastra perfettamente sulla tela.
Dal momento in cui le preparazioni sono pronte per accogliere l’immagine, inizia un vero e proprio progetto immaginario di ricerca, di sovrapposizioni e di trasparenze. Nasce così la prima fusione tra pittura e fotografia.
Questa tecnica è in continua sperimentazione, poiché, cambiando la preparazione pittorica, anche con la stessa immagine, l’opera ha un aspetto ed una soluzione completamente diversa; la fotografia si rimette al servizio della pittura e non diventa una guida, come storicamente è successo, ma diventa filtro, diventa uno strato trasparente che si adagia alla pittura e ne detiene i volumi. L’intervento successivo dell’artista rafforza o appiattisce volumi, colori e forme a seconda del suo volere.

D’Annunzio diceva che la natura ha la misteriosa capacità di penetrare in ogni oggetto e di transumarsi in esso; cosi le opere di Andrea Chisesi incarnano il pensiero dannunziano: il deterioramento dei manifesti e delle carte rappresenta il passare del tempo come una “reliquia” della contemporaneità; i suoi simboli chiamati “Matrem” sono fiori, gocce d’acqua e cerchi, che simboleggiano un inno alla natura, elemento principe di tutte le cose; l’immagine iconica prende una valenza attuale, portando con sé i valori del passato in una nuova dimensione contemporanea.

Ecco che, in quest’ottica, le bandiere ammainate sono il simbolo di una vittoria effimera, interpretata a contrario dal punto di vista del vinto, a significare che essa rappresenta soltanto un momento, un passaggio, e che domani potrebbe tramutarsi in disfatta.

Questa riflessione sulla triste condizione umana è ciò che ci ha sempre spaventato. Ai giorni nostri, il teschio è diventato un feticcio del consumismo e Nicola Bolla ne è stato il precursore, che lo ha interpretato in modo sfarzoso come simbolo del lusso più sfrenato, ben dieci anni prima di Demien Hirst.

Il racconto della mostra

Le ali costituiscono il simbolo, caro a D’Annunzio, del volo e dell’eroe, che cerca di distaccarsi dall’effimerità della condizione e dell’esistenza umana, la cui natura, tuttavia, esprime tutti i limiti, rivelandosi, per l’appunto, vana e caduca.

Esse ricordano il mito di Icaro, il quale volle volare troppo vicino al sole, provocando lo scioglimento della cera, materiale debole – così come le carte da gioco delle opere in mostra – con cui le ali stesse erano state assemblate, portando in sé la fragilità e la tragedia della mitica impresa.

Sia che le opere siano realizzate in cristalli o con le carte da gioco, il processo creativo dell’artista è caratterizzato da una costante che si manifesta tramite due distinti momenti: la raccolta e la ripetizione.

Per quanto concerne il primo momento – quello della raccolta –, esso rispecchia la personalità del Maestro, il quale è in primis un accumulatore seriale, un collezionista. E quest’ossessione per la raccolta e l’accumulazione non è altro se non la reazione avverso la caducità della vita e di ogni essere animato, in un tentativo quasi disperato di controllare e di trattenere, di far vivere ciò che animato non è e che, in quanto tale, diventa immortale.

Allo stesso tempo, l’accumulazione ossessiva è manifestazione della paura del vuoto, il cosiddetto “horror vacui”, il quale porta a colmare all’estremo ogni spazio, sino a creare un’atmosfera soffocante, così come è ben percepibile nella personalità di D’Annunzio e nel Vittoriale, che ne è la sua espressione tangibile.

Il secondo momento è quello della ripetizione: Bolla ripete migliaia di volte lo stesso Swarovski, la stessa carta da gioco (uguale e diversa e in ogni caso sempre doppia) di innumerevoli mazzi, quasi a voler creare un mantra che permea le opere e l’ambiente circostante.

Gli stessi materiali utilizzati per la creazione delle Vanitas, siano essi le carte da gioco ovvero i cristalli, sono effimeri: la fragilità dello Swarovski si accompagna alla vulnerabilità della carta. 

Al contempo, però, essi costituiscono anche la struttura e l’anima di tutte le sculture del Maestro. Il cristallo, in particolare, rappresenta un materiale nuovo per le sculture, ove leggerezza, trasparenza e luce si appropriano dello spazio, sostituendosi ai materiali pesanti e opachi, come il marmo, tipici della scultura tradizionale. Qui è la luce che crea l’opera e, con le specchiature, si appropria dei colori dell’ambiente circostante, mutando a seconda di dove vengono posizionate.

È, così, evidente l’incessante parallelismo metaforico tra le Vanitas e la stessa esistenza umana, che, se oggi appare stabile e solida, domani potrebbe rivelarsi caduca, fragile e, appunto, vana e, allo stesso tempo, cerca continuamente di adattarsi al mondo in cui è immersa.

Ascolta la lectio magistrali di Giordano Bruno Guerri per approfondire la figura di Gabriele D'Annunzio

INFORMAZIONI MOSTRE
e INFOPOINT IVREA 2022

PALAZZO GIUSIANA
via dei Patrioti 20 – Ivrea

Mostra
VATE, VANITAS, VITTORIA 
Nicola Bolla | Andrea Chisesi

Orari apertura
Giovedì e Venerdì: 15.00 – 18.00
Sabato e Domenica: 10-13 e 15-18

Ingresso gratuito

INFOPOINT IVREA 2022
Durante l’orario di apertura delle mostre sarà possibile visitare l’infopoint di Ivrea Capitale Italiana del libro 2022 e ottenere le informazioni dalle volontarie e dai volontari delle classi del Liceo Botta di Ivrea.

Orari apertura
Giovedì e Venerdì: 15.00 – 18.00
Sabato e Domenica: 10-13 e 15-18

aperture straordinarie:
Lunedì 20 e Martedì 21 Febbraio 2023 con orario 10.00 – 13.00 in occasione dello Storico Carnevale di Ivrea
 

Ingresso gratuito

I NEGOZI OLIVETTI

ARCHITETTURA E ARTE NEGLI SHOWROOM OLIVETTI

Museo Garda | 26 Novembre - 31 Dicembre

La mostra propone un avvincente percorso dei punti vendita Olivetti con allestimenti evocativi degli spazi, corredati da immagini fotografiche che rievocano l’incanto, la bellezza e la sorprendente capacità di unire architettura, tecnologia e arte in un unico ambiente.
Un percorso di forte impatto emozionale dal primo approccio, che propone in sequenza il negozio di Venezia progettato da Carlo Scarpa nel 1957, quello di New York aperto sulla Quinta Strada nel 1954, firmato dallo studio BBPR, e lo spazio scintillante di Parigi progettato da Gae Aulenti nel 1967.

Oltre alle evocazioni suggerite dall’allestimento, le atmosfere dei negozi e l’incanto che si poteva vivere al loro interno sono restituiti da immagini fotografiche realizzate da grandi nomi della fotografia italiana e straniera. Le stampe originali di Ugo Mulas, Marco Ambrosi e Paolo Monti illustrano il negozio di Venezia, mentre il fascino del negozio sulla Fifth Avenue è restituito dalle fotografie di Erich Hartmann, Ezra Stoller e Hans Namuth. Il negozio parigino è ritratto nelle fotografie di Rolly Marchi e prende vita nello slide show di diapositive di Reggie Jackson e Jean-Louis Bloch Lainé. In tutti gli ambienti si possono ammirare le macchine per scrivere e i prodotti storici Olivetti esposti.

Il percorso prosegue attraverso lo sviluppo storico dei negozi, a partire dagli anni ’30 con lo showroom del punto vendita di Torino progettato da Xanti Schawinsky, arricchito dalle locandine pubblicitarie dedicate alla macchina per scrivere Studio 42 progettata da Ottavio Luzzati nel 1935. A seguire, i progetti dei negozi italiani e stranieri del dopoguerra, aperti negli anni ’40 e ’50 e progettati da Gian Antonio Bernasconi, per arrivare al negozio di Roma progettato da Ugo Sissa nel 1946 e caratterizzato dal grande affresco di Renato Guttuso, ora ospitato all’interno degli spazi dell’Officina H di Ivrea.

Un viaggio in America ci porta negli anni ’50 ad ammirare i negozi di Chicago e San Francisco, progettati da Leo Lionni e Giorgio Cavaglieri. Proseguendo, ci immergiamo nell’estrosità dei progetti realizzati dall’artista Egidio Bonfante tra gli anni ’50 e i ’60.

Torniamo poi a Parigi con il negozio di Franco Albini e Franca Helg nel 1959, corredato da fotografie di Richard Blin e, a seguire, altri negozi europei sorti negli anni ’60, da quello di Düsseldorf, progettato da Ignazio Gardella, a quello nel palazzo della Hispano Olivetti di Barcellona dello studio BBPR tra 1959 e 1964 e ritratto nelle immagini di Ezio Frea. Ci spostiamo a Milano nello storico negozio in Galleria Vittorio Emanuele per ammirare l’allestimento dei primi anni sessanta di Giovanni Pintori in una foto di Ugo Mulas.

Il percorso, tra ambienti e progetti che a fine anni ‘60 annunciano un nuovo grande lavoro di codifica da parte dell’architetto Hans von Klier e dei suoi collaboratori, a testimonianza di un’ulteriore evoluzione del linguaggio, si conclude con un salto a ritroso nel tempo: il negozio di Napoli, ideato da Piero Bottoni in collaborazione con Marco Pucci e Marcello Nizzoli nel 1937-38. Qui un’anteprima di grande rilievo attende il visitatore: dopo il ritrovamento e il restauro effettuato presso il Centro di Conservazione e Restauro de La Venaria Reale di Torino, è visibile la statua in gesso La Donna Volante, realizzata dall’artista berlinese Jenny Wiegmann Mucchi. La Donna Volante si trovava nella vetrina del negozio Olivetti di Napoli; le mani della figura di donna modellata nel gesso, calata dall’alto, convergevano sulla macchina per scrivere M40. I bombardamenti di Napoli del 1943 arrecarono gravissimi danni al negozio e nel dopoguerra, l’angelo onirico di Jenny Wiegmann Mucchi risultava scomparso. Per molti anni, le sorti della statua sono state avvolte nell’oblio, fino a quando è stata ritrovata a Ivrea, in un solaio della fabbrica di mattoni rossi, il 22 novembre del 2019. Il minuzioso restauro e questa quarta mostra dedicata al patrimonio architettonico e artistico Olivetti permettono al pubblico di ritrovare l’incanto e il senso magico di un’opera che ben rappresenta una bellezza senza tempo e senza confini come quella dei negozi Olivetti.

Con la mostra dedicata ai Negozi Olivetti, infatti, si è giunti al quarto appuntamento del ciclo di sei mostre previste dal progetto Olivetti e la Cultura nell’impresa responsabile, un programma pluriennale di iniziative curate dal Museo Civico della Città di Ivrea, in collaborazione con l’Associazione Archivio Storico Olivetti, per rendere fruibili al grande pubblico le opere d’arte della raccolta Olivetti, oggi di proprietà Tim, in stretta relazione con la documentazione storica che ne ricostruisce i processi di produzione culturale.
Si tratta di un patrimonio di documenti, filmati e fotografie, che la società Olivetti ha commissionato e acquistato negli anni e che riconosce il valore della cultura come fattore di crescita della società, dalla fabbrica al territorio.

Questa iniziativa rientra nell’accordo siglato lo scorso febbraio dal Comune di Ivrea, quale capofila, dall’Associazione Archivio Storico Olivetti, TIM e Olivetti, che ha l’obiettivo di valorizzare e rendere disponibile la raccolta di opere d’arte dell’azienda di Ivrea.

Il progetto espositivo è evocativo, corredato da elementi scenografici e completato da video e slide show. Il coordinamento, l’organizzazione della mostra e la progettazione dell’allestimento sono stati curati da Costanza Casali, mentre il progetto scientifico è stato curato da Paola Mantovani e Marcella Turchetti.

DEUS EX LITTERA

Massimo GIANNONI | Paolo AMICO

ARTE CONTEMPORANEA E LETTERATURA

Palazzo Giusiana | 15 Ottobre 2022 - 8 Gennaio 2023

La mostra esplora il confine tra arte contemporanea e letteratura attraverso le opere di Massimo Giannoni e Paolo Amico, artisti scelti per la peculiarità delle loro creazioni, strettamente connesse con il progetto di Ivrea Capitale italiana del libro 2022.
Massimo Giannoni è noto per le sue meravigliose tele dedicate alle librerie e alle biblioteche, Paolo Amico si distingue per la realizzazione di opere con una tecnica esecutiva unica che consiste nell’utilizzo di penne biro.

Il titolo scelto significa letteralmente “il dio dalla lettera”, prendendo spunto dall’espressione “deus ex machina”, ovvero «il dio dalla macchina», derivante dal teatro tragico greco, in cui degli attori, opportunamente imbragati, venivano calati dall’alto sulla scena nel bel mezzo della rappresentazione e, con il loro intervento, a mezzo di proclami e rivelazioni, dipanavano le situazioni più complicate. Quindi, il deus ex machina era colui che in un balenoforniva la soluzione provvidenziale e insperata di un caso apparentemente irrisolvibile.

Così prende vita la mostra “Deus ex littera” che fa metaforicamente di Adriano Olivetti la figura risolutrice di problemi a beneficio di tutta la comunità, attraverso le azioni volte al benessere dei suoi dipendenti e del territorio, nonché attraverso le macchine prodotte dall’omonima azienda.

Molteplici sono state le macchine rivoluzionarie da lui create; ma, proprio in occasione della nomina di Ivrea a Capitale Italiana del Libro 2022, la mostra valorizza la “Lettera 22”, l’iconica macchina per scrivere Olivetti, che ha proprio ispirato il logo della nostra candidatura a Capitale e che venne concepita come una macchina versatile, facile da usare… una macchina in grado di risolvere problemi pratici alla portata di tutti; essa entrò in scena nel 1950, disegnata dall’architetto e designer Marcello Nizzoli. 

L'inaugurazione e il racconto della mostra

SCRITTORI IN PROSA

Mauro RAFFINI

FOTOGRAFIA E LETTERATURA

Palazzo Giusiana | 15 Ottobre 2022 - 8 Gennaio 2023

Mauro Raffini ha fotografato più di cinquanta scrittori, volti in cui il suo occhio ha tentato di esplorare il segreto di un’anima. Per farlo ha inseguito il gioco della luce con l’ombra, ha accarezzato le superfici, facendo tesoro dell’aforisma di Hofmannsthal, “la profondità va nascosta. Dove? Alla superficie”. Ogni immagine del fotografo torinese è un racconto senza parole, ogni fotografia è un tentativo di fermare il tempo, di cristallizzare in un gesto, in un volto, in uno sguardo il fluire mutevole della vita e della storia. Nel ritratto la fotografia diventa il centro, il luogo geometrico di un’esistenza, la storia di un’anima, persa, slabbrata, nascosta, che può non aver nulla a che fare con la somiglianza fisica. Quell’attimo, quel nanosecondo dello scatto trasforma un volto in un’icona, ma permette di immaginare, soprattutto ai lettori, ciò che succede prima e dopo quell’istante. In questo senso la fotografia è come l’innamoramento secondo Stendhal: la cristallizzazione di un attimo che si allarga a ogni momento della vita. 

È la prima immagine quella che conta, rimane splendida, luminosa e unica, tutte le altre diventano fotocopie e si confondono nel brusio informe del quotidiano. Noi sappiamo che quei volti, catturati dallo scatto, furono diversi prima e subito dopo. Molti di essi sono scomparsi, ma non c’è differenza tra i vivi e i morti, perché sono entrambi congelati in un altrove.

Quasi tutti i ritratti degli scrittori risalgono alla seconda metà degli anni Ottanta: alcuni grandi, oggi già considerati dei classici, come Primo Levi, Lalla Romano, Natalia Ginzburg, Arbasino, Arpino, Soldati,Volponi, Fruttero e Lucentini, Rigoni Stern, altri meno, ma dietro tutti quei volti, quegli sguardi, c’è una storia, un minuscolo scrigno di gioie e sofferenze segrete.

INFORMAZIONI MOSTRE
e INFOPOINT IVREA 2022

PALAZZO GIUSIANA
via dei Patrioti 20 – Ivrea

Mostra
DEUS EX LITTERA 
Massimo GIANNONI | Paolo AMICO

Mostra
SCRITTORI IN PROSA 
Mauro RAFFINI

Orari apertura
Giovedì e Venerdì: 15.00 – 18.00
Sabato e Domenica: 10-13 e 15-18

Ingresso gratuito

INFOPOINT IVREA 2022
Durante l’orario di apertura delle mostre sarà possibile visitare l’infopoint di Ivrea Capitale Italiana del libro 2022 e ottenere le informazioni dalle volontarie e dai volontari delle classi del Liceo Botta di Ivrea.

Orari apertura
Giovedì e Venerdì: 15.00 – 18.00
Sabato e Domenica: 10-13 e 15-18

Ingresso gratuito

Queste mostre sono l’occasione per riaprire al pubblico i saloni di Palazzo Giusiana, palazzo storico di immensa bellezza, e, grazie a Ivrea Capitale Italiana del Libro, si è attuata una riqualificazione e rigenerazione urbana, che ha interessato, altresì, questa location, da tempo dismessa.

Il palazzo ospita anche la sede del punto informativo di Ivrea Capitale Italiana del Libro 2022, che permetterà ai visitatori di approfondire i contenuti di questo anno dedicato ai libri e alla lettura.

L’apertura di Palazzo Giusiana al pubblico in occasione di Ivrea Capitale italiana del libro rappresenta la prima importante occasione di valorizzazione dell’edificio, che viene così messo a disposizione di cittadini e visitatori e ritorna a essere pienamente patrimonio della comunità.

 

Mitoraj a Ivrea

MITO E LETTERATURA

Piazza Ottinetti | 21 Luglio - 27 Novembre 2022

Dal 21 luglio al 27 novembre 2022 Ivrea ospita, in occasione dell’anno di Capitale italiana del libro, la mostra Mitoraj a Ivrea. Mito e letteratura, che propone due affascinanti opere dello straordinario artista franco-polacco fortemente legato all’Italia, scomparso nel 2014. 

La mostra mette in luce il mito, punto di incontro tra la letteratura e l’arte, campo privilegiato del lavoro di Mitoraj. La sua eredità è raccolta oggi dall’Atelier Mitoraj, fondato dal Maestro, per preservare il patrimonio di imponenti opere. Nell’esposizione urbana di piazza Ottinetti sono visibili, Ikaria grande (opera del 2001), ed Hermanos, del 2010, entrambe realizzate in bronzo.

Il lavoro di Mitoraj infatti affonda le radici nella tradizione classica e nel mito greco: una forma di resistenza, di difesa, di attaccamento “al bello” che oggi rappresenta più che mai un messaggio di speranza. Le opere di Mitoraj sono portatrici di un significato così profondo da superare il tempo e vanno ben oltre la loro presenza fisica: rappresentano un legame tra passato e futuro, tra lo scorrere del tempo e la permanenza della natura umana.

L'inaugurazione e il racconto della mostra

12 libri per 12 mesi

UNIVERSO OLIVETTI UN CALEIDOSCOPIO TRA PAGINA STAMPATA E OPERA D'ARTE

Museo Garda di Ivrea | 18 Giugno - 30 Ottobre 2022
(PROROGATA SINO AL 6 NOVEMBRE)

Nell’anno in cui Ivrea è Capitale Italiana del Libro, un’esposizione appositamente concepita per ammirare esempio unico di dialogo tra arte, testi e immagini: i Libri Strenna Olivetti. 

La mostra è un’opportunità unica per ammirare le raffinate edizioni storiche ma soprattutto gli originali delle opere d’arte che la Olivetti commissionò per illustrare i Libri Strenna.

Sono stati selezionati sei libri per ragazzi e sei testi di narrativa classica, in modo da offrire un panorama completo della meravigliosa produzione delle chine, acquerelli, tempere, che negli anni hanno illustrato il tradizionale dono natalizio pubblicato dall’azienda. La mostra propone una rilettura delle Avventure di Pinocchio di Collodi attraverso le illustrazioni di Roland Topor, artista francese con radici nell’ebraismo polacco, definito mangiafuoco dell’arte, supremo iconoclasta, esteta disfattista. Le sue illustrazioni ci offrono una visione di Pinocchio meno buonista e più mefistofelica, una narrazione che potrebbe dialogare con l’interpretazione cinematografica di Garrone e diametralmente opposta a una visione disneyana.

Il viaggio visionario prosegue attraverso i raffinati disegni dell’artista giapponese Kaneko Kuniyoshi che tratteggia una Alice nel Paese delle Meraviglie in bianco e nero. Illustrazioni che permettono di affiancarci alla protagonista che, sognando di seguire un coniglio bianco cade in un mondo sotterraneo caratterizzato da paradossi, nonsensi e assurdità, incappando nelle più improbabili disavventure.

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